La medicina iperbarica nasce come assistenza alle attività subacquee, prima lavorative e poi ludico-sportive. Andare sott’acqua espone al rischio di patologie per le quali la ricompressione in camera iperbarica respirando ossigeno si rivela essenziale sia inizialmente per l’intervento di primo soccorso, sia nelle fasi successive per stabilizzare e migliorare i risultati ottenuti.

Le patologie subacquee possono essere di diversa natura e comprendere quelle cosiddette da barotrauma ovvero a causa della differenza di pressione e quelle che derivano dal disciogliersi dei gas all’interno del sangue e dal loro repentino ritornare in fase gassosa ovunque essi si trovino se non vengono rispettate le norme di sicurezza, in particolare la velocità di risalita e le tappe di decompressione. Se questo è evidente nelle immersioni di tipo ricreativo risulta un po’ meno chiaro in immersioni professionali dove le tabelle vengono rigorosamente rispettate anche a causa di responsabilità non soltanto dei subacquei ma del team di supporto. Questo ha fatto comprendere che vi sono delle variabili interindividuali ma anche intra individuali che devono essere tenute presenti.

Qualunque sia l’origine del problema la ricompressione in camera iperbarica prevede una pressurizzazione a 18 metri per il tempo necessario a valutare la reazione dell’organismo alla respirazione di ossigeno puro. Questo tempo solitamente è di 20 – 60 minuti. Al termine di questa fase si decide quale tabella utilizzare in funzione sia della clinica originaria sia della reazione del paziente. Una volta trattata la fase acuta, solitamente nei centri ospedalieri o nei centri privati che operano nell’emergenza, il paziente affetto da patologia relative alla subacquea dovrà poi essere trattato per diverse sedute, solitamente da 10 a 20, per consolidare e migliorare il risultato ottenuto.

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alberto_fiorito

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Direttore del Centro di Medicina Iperbarica e Subacquea di Massa (MS).

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