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Scritto da Roberto Pruiti   
Giovedì 26 Novembre 2009 00:00

L’OTI e la struttura nervosa

 

L’Ossigenoterapia Iperbarica (OTI) è un metodo di somministrazione, incruento, di Ossigeno puro all’interno di particolari apparecchiature, le Camere Iperbariche, che vengono portate ad una pressione superiore a quella atmosferica mediante pressurizzazione con aria compressa mentre il paziente, all'interno, respira Ossigeno puro attraverso speciali maschere o caschi

Nella respirazione a pressione atmosferica, il 98,5% dell’ossigeno è trasportato dall’Emoglobina dei globuli rossi, pertanto è necessaria la presenza di vasi sanguigni integri, affinché questi possano circolare nel sistema vascolare, per favorire l’arrivo dell’ossigeno ai tessuti.

La respirazione a pressioni ambientale elevata comporta l’aumento della frazione libera di ossigeno “in soluzione” direttamente nel plasma ed in situazione di rapida disponibilità per la respirazione cellulare. A pressioni fra le 2 e le 3 Atmosfere assolute (ATA) la quantità di Ossigeno trasportato ai tessuti, può essere anche di 20 volte superiore al normale, fino a poter soddisfare interamente le necessità ed i metabolismi cellulari.

Pertanto l’aumento dell’ossigeno fisicamente disciolto nel plasma, determina il ripristino dell'ossigenazione in aree dove i vasi sanguigni sono insufficienti o danneggiati (aree ipossiche o ipoperfuse) e permette la ripresa di funzioni tissutali ossigeno-dipendenti e la condizione di contrastare quegli effetti tossici che abbiano implicato un’ipossia tissutale.

La maggiore disponibilità di ossigeno sollecita anche un aumento della deformabilità dei globuli rossi e, quindi la possibilità di questi ultimi di spostarsi con più facilità all’interno dei vasi sanguigni, capillari compresi.

Comporta inoltre la ridistribuzione del sangue verso i tessuti ipossici come conseguenza della vasocostrizione paradossa nei tessuti sani. Oltre a questi effetti l'ossigeno Iperbarico sviluppa anche:

·      azione antibatterica

·       protegge i tessuti mantenendo normali i livelli di alcuni particolari    enzimi dai danni del fenomeno di ischemia/riperfusione,

·       protegge la membrana cellulare, inibisce la produzione di alcune proteine che favoriscono l’adesività’ dei leucociti sulla parete capillare, con conseguente danno endoteliale,

·        favorisce i processi riparativi,

·        riattiva le cellule adibite alla produzione di collagene, osso, fibre,

·        potenzia la sintesi di matrice extracellulare,

·        ha un effetto di stimolo sulla neoformazione vascolare.

     L’Ossigenoterapia Iperbarica è inoltre utilizzata negli stati morbosi in cui esiste e persiste uno squilibrio locale fra necessità, apporto e capacità di utilizzazione dell'ossigeno

     Perché possa adeguatamente sviluppare l’effetto terapeutico, è necessario un certo tempo e un certo numero di sedute, che variano a seconda della acuzie della malattia, del tessuto interessato (l’osso ad esempio necessita di un maggior numero di trattamenti rispetto ad altri tessuti) e dall’associazione nella stessa patologia di più cause invalidanti (ad esempio, nel piede diabetico la serietà della situazione locale viene peggiorata dalla presenza di fenomeni ischemici o di infezioni).

Per quanto riguarda poi il tessuto nervoso è necessario ricordare che le cellule nervose hanno la possibilità di mantenere solo per un brevissimo periodo di tempo un compenso all’ipossia dopo di che si instaura un processo di estrema sofferenza alla quale fa seguito la morte cellulare.

 Nei casi di accidenti vascolari cerebrali (post chirurgici, traumatici, dismetabolici etc), in cui una certa quantità di cellule nervose è definitivamente distrutta, si assiste ad effetti sintomatologici e clinici molto più ampi di quanto realmente ed anatomicamente si è evidenziato. Queste lesioni appaiono cioè sempre molto più ampie del reale e tale fenomeno dipende essenzialmente dal fatto che oltre alla lesione vera e propria vi sono gruppi cellulari che rimangono, a seguito dell’evento lesivo, in condizione di "non morte ma in stato di addormentamento", rimangono cioè in vita ma in uno stato di incapacità ed insufficienza  funzionale anche per molti anni.

Questo dipende spesso dall'edema, dalla conseguente riduzione del flusso ematico e successiva riduzione dell'attività metabolica cellulare, con ulteriore sofferenza cellulare locale.

Il ridotto flusso ematico, che a sua volta determina una diminuzione del livello di ossigeno nelle cellule nervose locali, assume particolare importanza proprio nell‘etiologia della patologia cerebrale.

Generalmente a tali episodi anossici seguono sintomi importanti con disturbi della sfera motoria, come flaccidità o ipertonia generalizzata, con clonie degli arti e della mandibola, deficienza mentale di vario grado, disturbi della vista e dell’udito, problemi di crescita, disturbi della sensibilità, disturbi cognitivi.

 

               In questi gravi quadri psico-fisico-cognitivi sono state ricercate e valutate molte opportunità terapeutiche, ed attualmente è possibile tentare di effettuare una serie di trattamenti che riconoscono la validità, per certi versi ancora controversa, della ossigenoterapia iperbarica che può mostrare le proprie potenzialità con la capacità di aumentare in modo sensibile la disponibilità di ossigeno a tutti i livelli e stimolare il recupero funzionale di queste cellule in stato di inattività

   Vi sono molti studi sull’applicazione di questa metodica terapeutica sulle paralisi cerebrali infantili e sulle patologie neurologiche ad esse assimilabili, sui traumi cerebrali e sulle condizioni dei primi stadi di coma. In questi gruppi di patologie non è stato ancora stabilito con certezza quale possa essere il reale meccanismo di azione dell’ossigeno iperbarico o anche della sola esposizione in pressione. Appare suggestiva, ma non del tutto, la teoria degli “idling neurons” o della penombra ischemica, non essendo stata completamente chiarita la corretta interpretazione dei risultati rilevati con alcuni esami strumentali.

In ogni caso l’ossigeno respirato in queste condizioni, ed in questi patologie oltre ai ben noti effetti, potrebbe agire con fenomeni di angiogenesi, nella riparazione e rigenerazione assonale o delle sinapsi soprattutto dovuto all'aumento della disponibilità di mediatori chimici quali la neurotrofina.

Inoltre l’OTI ha mostrato di stimolare la produzione del fattore di crescita endoteliale che consente di agevolare la condizione vascolare e migliorare il trasporto delle emazie del sangue.

     Sia sul Lancet che su altre importanti riviste scientifiche sono stati pubblicati studi e “review” bibliografiche che, con argomentazioni formalmente valide in tutti i casi, ne confermano o negano le capacità terapeutiche.

     Nella nostra esperienza diretta ed ormai di qualche anno, sono stati clinicamente osservati effetti positivi - senza eventi collaterali indesiderati di rilievo e con un eccellente rapporto rischio/beneficio - ottenendo risultati rivelatori di proporzionati miglioramenti sia nella sfera motoria che della psicomotricità e della sensibilità propriocettiva e ancora più cognitiva.

In questi casi l'ossigeno è somministrato con risultati positivi ad una pressione di 1,6 ATA (0.6 bar) equivalente alla profondità di 6 metri sotto il livello del mare, facendo respirare ossigeno al 100% al paziente attraverso una normale maschera oro-nasale oppure attraverso particolari caschi.

I trattamenti per tali patologie sono attuati due volte al giorno (al mattino ed alla sera) per 5  giorni alla settimana.

Il numero dei trattamenti varia da caso a caso ma è pratica comune iniziare con cicli di 40 sedute ravvicinate (2 settimane di terapia, intervallo di 2-4 settimane ed ancora 2 settimane di terapia) alla fine delle quali si valutano i risultati.

Se si manifestano favorevoli cambiamenti nelle aree motorie, cognitive, sensoriali, comportamentali etc. si completano ulteriori cicli di 1 settimana a distanza di 30/45/60 giorni oppure 2 settimane di terapia a distanza di 75-90 giorni per  6-12 mesi alla fine dei quali ulteriore valutazione sull’opportunità o meno a continuare la terapia.

Se dopo 1-2 mesi dalla fine delle prime 40 sedute, non vi sono stati risultati “apprezzabili” si interrompe definitivamente la terapia perché inefficace in quel soggetto.

L’Ossigenoterapia Iperbarica, non è la cura che porta a termine magie, prodigi o miracoli ma in combinazione con altri trattamenti quali la fisiokinesi, la riabilitazione motoria in genere, la logopedia, le manipolazioni osteo-articolari, l’uso di farmaci adeguati, di apparecchiature di supporto per la motilità ed altre  combinazioni può determinare un effettivo miglioramento delle condizioni generali e della qualità della vita di tali pazienti.

    Tra l’altro in recentissimi studi sulle cellule si sta indagando sulla circostanza che l’ossigeno iperbarico sia in grado (nell’animale e nell’uomo) di mobilizzare e moltiplicare cellule staminali progenitrici delle normali cellule tissutali circolanti in grado cioè  di sostituire o riparare altre cellule, ad esempio endoteliali e cerebrali, danneggiate da condizioni ipossiche.

    In studi controllati, anche a doppio cieco, si è accertato che nei topi, la mobilizzazione delle cellule staminali è elevata per molte ore dopo un singolo trattamento OTI e che normalmente circa il 10% delle cellule umane progenitrici esprime markers come cellule endoteliali vascolari. Tale percentuale raddoppia dopo ossigenoterapia iperbarica e la crescita cellulare è notevolmente incrementata rispetto al gruppo di controllo.

     In definitiva dopo il trattamento con ossigeno iperbarico ci sono “più cellule staminali in circolo e più cellule staminali raggiungono l’obiettivo”

Inoltre, una ricercatrice dell’Istituto M. Negri ha recentemente scoperto che l’infiammazione è uno dei principali meccanismi che predispone alla comparsa di crisi epilettiche e che l’impiego di farmaci antinfiammatori consente di meglio controllare tali crisi

Queste ragioni ed essendo noto che la ossigenoterapia iperbarica esplica una forte attività antinfiammatoria, indicano un buon presupposto per spiegare pienamente alcuni dei miglioramenti cui si assiste nei soggetti sottoposti a trattamenti ripetuti di OTI a basso dosaggio.

Per eseguire correttamente e nella massima sicurezza la terapia con i caschi, la nostra camera iperbarica è stata dotata di un particolare sistema di erogazione dell’ossigeno attraverso specifici flussimetri con cui è possibile controllare e regolare la giusta quantità di gas all’interno del casco stesso.  

Inoltre il sistema di espulsione dei gas di “scarico” dello stesso casco è collegato ad un apparato di controllo detto “dumping” che consente di mantenere sempre e correttamente “gonfio” il casco dell’ossigeno, senza perdite e senza variazioni volumetriche particolarmente evidenti con i normali sistemi di rimozione gas tipo “venturi”. Si desidera anche ricordare che, contrariamente a quanto viene effettuato in altre strutture, il trattamento da noi eseguito ha la durata totale di circa 80 minuti di cui 60 di respirazione di ossigeno al 100% alla massima quota e che durante i trattamenti è sempre presente all'interno della camera iperbarica , con i pazienti, un medico od un  infermiere 

 

                                                                                                   

 


Ultimo aggiornamento ( Martedì 31 Agosto 2010 15:30 )